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ANA CARLA MAZA: IL CONNUBIO PERFETTO TRA MUSICA CLASSICA, JAZZ E I SUONI DEL CARIBE

Actualizado: 11 abr

Cuba: musica e sole, ballo e ritmo. La musica fa parte integrante di cultura ed educazione ed è capace di esprimere veri talenti come Ana Carla Maza. Di lei hanno scritto le riviste più prestigiose definendola come “la cantante-violoncellista diva del momento”, “un’artista dal temperamento di fuoco e dagli orizzonti sconfinati”, una musicista dal multilinguismo sonoro che riesce a combinare i ritmi latini con gli spiriti raffinati della “chanson francese” e che promette grandi cose in avvenire grazie alla sua profonda sensibilità artistica.


ANA CARLA MAZA: HABANERA, DI GUANABACOA MUSICISTA PER VOCAZIONE


Nata a la Habana, Ana Carla Maza compie i primi passi musicali nel distretto ‘rumbero’ di Guanabacaoa, uno dei più antichi di tutta la provincia. Il suo Centro Storico è stato dichiarato Monumento Nazionale e racchiude edifici come il Convento di Santo Domingo, il Convento di San Francisco e l’Eremo del Potosí, considerato come una delle costruzioni più antiche di tutta Cuba.

La via principale è il Parque Martì, che conserva ancora al suo interno un piccolo villaggio, conosciuto come “El Pueblo Embrujado”, il villaggio incantato, grazie agli abitanti e alle forti tradizioni della Santeria.


Ma cos’è la Santeria? Nota anche come Regla de Ocha, è la più diffusa tra le religioni afrocubane. Viene praticata a Cuba e in altri paesi del mondo da alcuni milioni di fedeli ed è incentrata sul culto di un gruppo di divinità dette oricha. I credenti (santeros) celebrano riti finalizzati a invocare gli oricha tramite la declamazione di formule magico-religiose, l’intonazione di canti, l’esecuzione di musica strumentale e la danza. Uno dei rituali più significativi della Santería è il Toque de santo, il cui scopo è incoraggiare la discesa di un oricha sulla terra.

La musica e la danza sono elementi essenziali del rito grazie al loro potere di indurre nei partecipanti stati non ordinari di coscienza, che i credenti interpretano come la temporanea possessione del corpo da parte di un oricha. La musica è affidata ai tamburi batá, gli strumenti sacri della Santería. Questi tamburi vengono suonati in ensemble composti da tre strumenti di dimensioni diverse che eseguono intricate trame poliritmiche dedicate ai diversi oricha. In ragione dei suoi profondi significati religiosi e della complessità dei repertori, la musica rituale dei batá è considerata l’espressione più alta della cultura musicale afrocubana.


Le origini della Santería risalgono all’epoca tragicamente segnata dalla tratta degli schiavi africani che vengono deportati a Cuba per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Molti di questi schiavi erano di origine yoruba, un gruppo etnico-linguistico insediato nell’attuale Nigeria, Benin e Togo. Questa migrazione forzata causò profondi mutamenti economici, demografici e culturali, oltre ad avere un impatto significativo sul piano sociale e religioso.

La Santería emerse in questo contesto come risultato dell’incontro tra la religione yoruba delle popolazioni africane e il cattolicesimo portato dai conquistadores spagnoli. Il sistema religioso della Santería è incentrato sul concetto di aché, una forza invisibile, sacra e magica. Al secondo livello gerarchico si trovano gli orichas. Nella religione tradizionale degli yoruba, l’aché si concentra in nodi energetici associati alle forze della natura (vento, tuono) luoghi dal particolare valore simbolico (mare, monti, fiumi) e ruoli della vita sociale (padre, madre, re, guerriero). Tali forze furono personificate negli oricha.


La passione di Ana Carla Maza per il ritmo e la musica inizia a casa della nonna, in questo distretto, mentre guardando fuori dalla finestra della sala ascoltava ed osservava i rituali e la musica cerimoniale afro-cubana (Santería), che si svolgevano nell’edificio di fronte.Saranno poi i genitori (Mirza Sierra, direttrice di un coro di bambini) e suo padre (Carlos Maza, compositore e musicista jazz) ad introdurla, all’età di cinque anni, allo studio del pianoforte sotto l’ala di Miriam Valdés, sorella della leggenda vivente Chucho Valdés.

Le prime corde del violoncello saranno pizzicate da Ana Carla all’età di otto anni, quando lo strumento è ancora più grande di lei. Con la famiglia lascia Cuba all’età di 12 anni per trasferirsi in Spagna ma, a soli 16 anni, armata di una ferrea determinazione, va a vivere a Parigi, la destinazione musicale dei suoi sogni, dove continua a studiare e sostenere gli esami per poi entrare al Conservatorio di Musica.

È in questo periodo, tra studio e prime performance dal vivo, che si definisce il suo percorso creativo: un viaggio in continuo fermento ed evoluzione che l’ha portata, a meno di 30 anni, ad avere un intenso calendario di concerti e una prolifica storia discografica. In tre anni l’artista ha infatti realizzato ben tre album: La Flor (2020), Bahia (2022) e Caribe (2023), che hanno avuto molteplici plausi dal pubblico e dalla critica internazionale.


Caribe rappresenta la terza produzione in studio dell’artista, la prima da solista, che mescola in forma giocosa suoni, ritmi e melodie attinenti alle sue radici latino-americane. «Per me è stato un grande passo in avanti poter comporre per una band musicale completa e vedere man mano realizzarsi questo sogno in studio – afferma Ana Carla Maza – Mentre componevo questi brani, nella camera di un albergo, su un aereo o in un backstage.


Avevo in mente l’allegria che volevo sprigionare dal vivo, facendo rivivere la colonna sonora della mia infanzia con le sonorità moderne e un pizzico di innovazione tecnica. Mi auguro che l’espressione di questa positività, che coltiva da sempre la musica che compongo e anche quella a cui mi ispiro, possa essere condivisa con il pubblico italiano durante tutto il tour».

L’album è infatti il frutto di varie ispirazioni, concepito, scritto e registrato ‘on the road’: su un volo per il Messico, sulle sponde del lago Annecy, da un castello in Portogallo, situazioni e suggestioni che hanno sviluppato un metodo creativo perfetto e prevedibile, abbinato molto bene all’energia fulminea e all’irrequieta filosofia per la vita e per la musica di Ana Carla Maza. L’artista vuole rappresentare il suo mondo, con un ritorno alle descargas (jam) cubane degli anni Cinquanta, ma anche con abbondanti e gioiose deviazioni verso le rumbas dei Caraibi, il tango dell’Argentina e flirt con la samba e il jazz bossa nova del Brasile.


Per chi volesse seguire dal vivo i suoi concerti, il tour italiano inizierà domenica 24 marzo a Bergamo e a seguire altre città, come Ravenna (5 mag), Milano (4 apr), Terni (5 apr), Roma (6 apr), Verona (23 giu), Fano (24 lug). L’album Caribe è una produzione ACM, l’etichetta discografica che la stessa artista ha fondato, a soli 28 anni, diventando anche una giovane imprenditrice musicale: un messaggio di rinnovamento che vuole svecchiare i cliché che vedono il mercato discografico, nei dietro le quinte, ancora prevalentemente in mano agli uomini.



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Elena Volpato

20/03/2024

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